Amazon e Alibaba frenano, l’inattesa stagione dell’e-commerce

I due colossi del commercio elettronico soffrono l’improvviso rallentamento degli acquisti online, complici forse la crisi economica, il carovita ma anche una “strana voglia” di tornare alla vita pre-pandemia.

Amazon non se l'aspettava

È ormai cosa nota, con il Covid la digitalizzazione ha accelerato il suo processo di circa dieci anni, è impossibile dimenticare il veloce passaggio dal lavoro in ufficio a quello “smart”, l’uso sempre più frequente delle riunioni su Zoom ed i meme sul pigiama indossato dal busto in giù dai tanti che ormai avevano scoperto la comodità casalinga tra una call e l’altra.

Presi da questo flusso crescente, aziende ed utenti hanno fantasticato sul futuro ormai alle porte, con acquisti a portata di clic e digitalizzazione (quasi) ovunque. 

Effettivamente le aspettative non sono state così lontane dalla realtà, infatti la tecnologia ci ha salvato nel breve periodo e gli acquisti online sono saliti vertiginosamente negli ultimi due anni.

In questo contesto naturalmente Amazon non si aspettava di dover fare i conti con il rallentamento attuale ed improvviso dello shopping online, tanto da fargli registrare il tasso di crescita più basso da venti anni nel settore vendite nel trimestre chiuso a giugno 2022.

Il giro di affari nello stesso trimestre è stato di 112 miliardi (-7,3% sul trimestre precedente) facendo scendere il profitto di due miliardi, complice anche l’investimento fatto dalla società di Jeff Bezos nella logistica, come ad esempio l’acquisto di grandi Tir Amazon per il trasporto.

Non solo Amazon, anche Alibaba trema

Se negli Usa il gigante Amazon corre ai ripari, anche in Cina si osservano trend simili «La crescita delle vendite online per il retail sarà probabilmente più lenta quest’anno rispetto al 2020 e al 2021» ha scritto l’agenzia di rating Fitch sulle prospettive della Cina, dove Alibaba è comunque la società più rilevante controllata dal magnate Jack Ma che rimane il secondo azionista dopo Softbank nonostante sia scomparso a seguito dei contrasti avuti con l’autorità politica cinese.

Ciò che accade in Cina è ancora più rilevante visto che la politica di tolleranza zero sul Covid con lockdown improvvisi e restrizioni, voluta da Pechino, se non favorisce vita sociale e acquisti fisici dovrebbe sostenere quelli online, considerato anche che la Cina è passata proprio grazie ad AliPay — sempre di Alibaba — e al competitor WeChatPay ai micropagamenti elettronici molto prima dell’Occidente.

Va comunque detto che nonostante si pensi che ci sia un declino delle vendite nei negozi fisici, i dati parlano ancora di due mondi che corrono a velocità differenti: nell’Asia Pacifica viene completato online il 25% degli acquisti retail. In Europa Occidentale siamo al 13%. In Europa Centrale e Orientale al 7%, l’Africa è al 3%, l’America Latina al 6% e l’America del Nord al 14%.

Tra passato e futuro, il presente è online?

Se il Covid dunque ha lanciato le nostre abitudini sul vagone più veloce per il futuro dove lo smartphone e lo shopping online sono diventati consuetudine, dall’altro una crescita accelerata comporta spesso una ricaduta quasi fisiologica.

Le cause possibili di questa lenta e progressiva decrescita sono diverse, infatti nonostante gli acquisti online continuino ad essere più vantaggiosi anche se non si sa per quanto ancora (visto il maggior costo dei trasporti e della logistica) la crisi economica, l’incertezza del panorama mondiale con una guerra in corso e il rincaro dei costi energetici e delle materie prime, hanno sicuramente influito in questo processo.

Non solo, é possibile che ci sia, seppure resti un dato non misurabile, anche la volontà di buttarsi alle spalle l’eccessivo utilizzo di smartphone e laptop riprendendo abitudini e modalità più lente. 

Un ritorno al mondo reale, dove la pandemia sembra essere solo un ricordo, ma che potrebbe essere anch’esso passeggero. Infatti se da un lato è sano prendersi una boccata d’aria dal digitale, sono indubbi i vantaggi ottenuti con la tecnologia, e sarebbe sciocco fermare il treno proprio adesso che all’orizzonte abbiamo visto il futuro.

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