E-commerce in Russia. Cosa succede con le nuove sanzioni?

Secondo i dati riportati nell’ultimo decennio, il mercato russo è uno dei principali del commercio online in tutto il mondo, in grado di registrare una crescita anche durante gli anni della pandemia. Nel 2021, infatti, il mercato ha avuto un fatturato di circa 45 miliardi di dollari, a fronte dei 37,8 miliardi fatturati l’anno precedente e destinato a salire a oltre 52 miliardi di dollari nel 2023.

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RuNet. Il nuovo intranet nazionale indipendente.

Circa tre anni fa, era stato approvato un testo di legge che prevedeva la nascita di RuNet, ovvero un intranet nazionale indipendente col quale convogliare traffico e dati all’interno di un Dns (Domain name system) direttamente controllato dalle autorità russe. Tuttavia, il modello lanciato con RuNet non si vuole proporre come quello rappresentato dal Great Firewall in Cina, ma si propone di emulare il modello attivo in Corea del Nord, ovvero un sistema che prevede una totale disconnessione dalla rete mondiale, facendo in modo che il traffico resti confinato. Inoltre, le cosiddette leggi “Internet sovrane” mirano a centralizzare le reti russe e a implementarle attraverso una tecnologia (“Deep Packet Inspection”) in grado di intercettare i messaggi crittografati in base alle informazioni sul mittente e il destinatario. 

Nell’ultimo periodo, è stato fissato l’11 marzo 2022 come data ultima per sganciare definitivamente la Russia dell’ecosistema di Internet globale. Tuttavia, quello che è successo ha alla base una serie di problematiche più complesse. Benché l’uscita totale da Internet non sia avvenuta, l’informazione nel Paese ha subito una forte battuta d’arresto, a causa del blocco dei principali social network come: Facebook, Twitter e alcune funzionalità di TikTok. 

Malgrado le difficoltà tecniche e tecnologiche per il distaccamento totale dall’ ecosistema globale di Internet, è bene considerare alcune problematiche a livello sociale inerenti la differenza nella lingua e nella fonetica. L’utilizzo del cirillico all’interno dei contenuti web e degli URL limita notevolmente la fruibilità dei contenuti, creando, difatti, una vera e propria bolla sociale, dalla quale non ri riesce ad uscire con i moderni sistemi di traduzione automatica, riscontrando, difatti, problemi di interpretazione, di ricerca e di comprensione corretta dei contenuti. 

Tutta questa situazione potrebbe portare al cosiddetto “Splinternet” (internet balkanization), ovvero un modo di definire l’ecosistema di Internet in seguito a una frammentazione e divisione a causa di diversi fattori come: tecnologia, commercio, politica, nazionalismo, religione e interessi nazionali divergenti. Un tema introdotto già nel 2017 e che oggi, in seguito alla guerra tra Russia e Ucraina e alle relative sanzioni occidentali contro la Russia, acquisisce sempre più rilevanza. 

L’ecosistema all’interno del RuNet.

 

Da sempre la Russia si è attrezzata per sviluppare delle soluzioni commerciali e tecnologiche interne, sfidando, in maniera del tutto indipendente, la quasi indomabile rete internazionale della concorrenza delle Big Tech globali 

Yandex è il principale motore di ricerca utilizzato in Russia per contrastare il monopolio globale intercettato da Google. Tuttavia, non si tratta di un semplice motore di ricerca, ma di un vero e proprio ecosistema che offre diversi servizi, presentandosi come: piattaforma per lo scambio di denaro digitale, piattaforma per la consegna del cibo, servizi di car-sharing e un sistema interno di e-mail. Difatti, trovandosi a Mosca, non è possibile prenotare un taxi senza l’ausilio di “YandexTaxi”.

Per quanto riguarda strettamente l’e-commerce invece, le merci più popolari acquistate online riguardano l’elettronica e la moda. Tra le principali piattaforme di e-commerce in Russia vi è sicuramente Ozon, paragonabile alla piattaforma di Jeff Bezos. Ozon.ru è sicuramente la piattaforma leader nel commercio elettronico all’interno del RuNet. Si tratta di una piattaforma e-commerce lanciata nel 1998 che copre diverse esigenze degli utenti russi: libri, CD, elettronica e beni per la casa, e ancora, abbigliamento, giocattoli, biglietti ferroviari e aerei, etc. offre circa 15 diversi metodi di pagamento e una serie di servizi di consegna. 

Non bisogna dimenticare che la Russia possiede un proprio social network all’interno del RuNet. Si tratta di VKontakte, fondata nel 2006 e disponibile per la Russia e per tutta la Comunità degli Stati indipendenti (CSI), formata da nove delle quindici ex repubbliche sovietiche alle quali si aggiunge il Turkmenistan come membro esterno associato. 

Associato all’e-commerce, in particolare modo al settore dei servizi, all’interno di RuNet è possibile disporre di piattaforme sostitutive, e che compiono le stesse funzioni, di Booking. Il Paese infatti dispone di proprio siti di prenotazione come “tutu”, “travel.yandex” o “aviasales”. 

E-commerce. “Made in…Russia”.

In seguito alle sanzioni imposte nel 2014 per le importazioni della Crimea, Putin decise di avviare il cosiddetto “Made with Russia” o “Made in Russia”. In questo modo tutto ciò che alla Russia non era consentito importare poiché soggetto a sanzioni, veniva riprodotto fedelmente in loco. In che modo? Le aziende straniere potevano impiantarsi sul territorio russo per poi realizzare prodotti simili a quelli tipici di altre nazioni. 

Questo tipo di produzione è stata abbracciata anche da numerose aziende italiane, che hanno incominciato a produrre formaggio “italiano”, o meglio, surrogato di formaggio italiano in Russia. Difatti, diversi anni fa ha aperto Eataly a Mosca. 

La collaborazione di mercato tra Italia e Russia, post-recessione russa, rifletteva quello che era il clima politico ed economico di quegli anni. Infatti, per quanto limitato appariva l’e-commerce B2C nel 2014, risultava essere comunque superiore all’e-commerce B2C italiano, tanto da registrare, nel triennio successivo, un raddoppiamento di capitale. 

E-commerce cross-border in Russia.

Per quanto riguarda le vendite transfrontaliere, nel 2020, circa il 60% dei rivenditori online russi ha dichiarato di aver compiuto vendite attraverso siti web personali o app mobili. In particolar modo, la maggior parte delle vendite sono state registrate tramite Instagram, Etsy, Vkontakte e in misura minore Amazon.

Tuttavia, nel 2021 il commercio cross-border ha subito un calo superiore al 30% nei primi mesi dell’anno. I motivi principali di questa inflazione sono stati: la svalutazione del rublo, rallentamenti e difficoltà nelle consegne dall’estero a causa della pandemia, rafforzamento delle tecnologie e delle competenze delle società russe in determinati settori e, soprattutto, le misure introdotte dalla Comunità Euroasiatica per creare condizioni di parità per venditori russi e stranieri, tra cui la riduzione delle esenzioni dai dazi per determinate categorie di prodotto. Questa situazione ha spinto numerose aziende straniere del settore a stanziare il proprio business in Russia, investendo in infrastrutture e personale in loco.

Nonostante queste difficoltà, esistono ancora numerose categorie di prodotte come accessori, abbigliamento, elettronica, arredamento per le case, etc, che vengono acquistate da siti esteri. I motivi principali sono: l’unicità del prodotto e la relativa migliore qualità, una maggiore scelta e la disponibilità dei nuovi prodotti prima che in Russia.

Nel nuovo scenario globale, causato dall’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, i nuovi pacchetti di sanzioni applicati dall’Occidente alla Russia per condannare quanto la stessa sta facendo sul territorio ucraino hanno avviato una crisi senza precedenti. Ad oggi, 18 marzo 2022, il cambio euro-rublo è 1:0,0085.