La recessione in Europa: le sfide della politica monetaria e l’incertezza economica

Nell’attuale panorama economico europeo, l’ombra della recessione sta iniziando a farsi sempre più presente, sollevando dubbi sulla politica monetaria e suscitando domande riguardo alle cause sottostanti e alle possibili soluzioni. La situazione è stata recentemente messa in luce da un articolo critico sulla politica monetaria della Banca centrale europea (BCE)https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-1-italia-verso-una-recessione-provocata-dalla-bce/2586282/ e dall’analisi dei dati economici dell’Italia e dell’intera Eurozona.
Il ruolo della BCE in tempi di crisi è fondamentale, poiché dovrebbe agire come il “custode della fortezza monetaria europea“. L’impressione è che la BCE non sia sulla strada giusta per affrontare la recessione in atto. La politica monetaria tradizionalmente si basa su misure espansive durante le fasi recessive per stimolare la domanda e sostenere l’economia, mentre si utilizzano misure restrittive durante le fasi di crescita economica per evitare l’inflazione. Questo è simile a guidare un’auto e premere il pedale del freno o dell’acceleratore a seconda delle circostanze.

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Abbeverare il cavallo

Tuttavia, durante una grave recessione, come quella che sta attraversando l’Europa, gli operatori economici possono essere riluttanti a investire e aumentare la produzione, anche se la politica monetaria è espansiva. Questo è noto come la “trappola della liquidità“, descritta da Keynes come il tentativo di far bere un cavallo che non ha sete. In altre parole, la politica monetaria può essere inefficace quando l’ottimismo economico è scarso.
La politica monetaria restrittiva attuata dalla BCE, aumentando i tassi di riferimento, sembra scoraggiare gli investimenti privati.

La domanda interna

L’analisi dei dati economici mette in luce una serie di tendenze preoccupanti riguardo alle componenti della domanda interna nell’economia italiana durante l’ultimo trimestre. Vediamo questi aspetti in dettaglio:

  1. Consumi privati: fortunatamente, i consumi privati hanno mantenuto una certa stabilità, rimanendo invariati rispetto al trimestre precedente. Questo è un segno positivo poiché indica che i cittadini italiani continuano a spendere, nonostante il clima economico incerto.
  2. Consumi delle amministrazioni pubbliche: al contrario, i consumi delle amministrazioni pubbliche sono diminuiti dell’1,6%. Questo calo rappresenta un contributo significativo alla contrazione del PIL italiano nel trimestre in esame. Tuttavia, è necessario uno studio più approfondito per comprendere le ragioni di questa diminuzione, e ci si potrebbe aspettare spiegazioni dettagliate dall’Istat.
  3. Investimenti fissi lordi: il calo più significativo è stato registrato negli investimenti fissi lordi, che si sono contratti dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. Questo è un elemento preoccupante, specialmente considerando che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) aveva previsto investimenti pubblici significativi. La riduzione degli investimenti solleva interrogativi sulla dinamica dei tassi d’interesse influenzati dalle politiche monetarie della BCE.

In sostanza il calo del PIL è attribuito principalmente a una diminuzione della domanda interna, con consumi pubblici e investimenti fissi lordi in contrazione: la contrazione del PIL si attesta su un -0,4% nell’ultimo trimestre, mentre l’intera Eurozona sembra essere in fase di ripresa, con un PIL circa due punti e mezzo al di sopra dei livelli pre-Covid.

La recessione è colpa della BCE?

Sorge l’interrogativo se la politica monetaria restrittiva abbia contribuito a questa situazione. Gli investimenti, in particolare, sono diminuiti nonostante i programmi di investimenti pubblici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
E’ un fatto che la BCE, con i suoi ripetuti aumenti dei tassi di riferimento, sta essenzialmente “tirando via il cavallo dall’abbeveratoio“; in altre parole sembra che la BCE stia limitando l’accesso al credito e scoraggiando gli investimenti, azione che si sta riverberando con un un impatto negativo sull’economia.
La riflessione principale è se questa recessione sia davvero necessaria e se il “cavallo” (rappresentando l’intero sistema economico) stia davvero bevendo troppo. I dati economici europei indicano che l’Europa sta vivendo una fase di crescita economica, ma che gli investimenti sono ancora largamente al di sotto dei livelli pre-pandemia di ben 4,5 punti. Questo suggerisce che la politica monetaria restrittiva della BCE potrebbe non essere giustificata.

Esiste una minaccia inflattiva?

In sintesi, non sembra esserci una minaccia imminente che la BCE debba combattere con tassi d’interesse elevati. Al contrario, tutto induce a pensare che l’uso eccessivo di questo strumento potrebbe comportare effetti collaterali dannosi per le economie nazionali e i bilanci degli Stati membri, in particolare quelli già in difficoltà. In un contesto in cui l’Europa cerca di riprendersi dalla pandemia, è fondamentale valutare attentamente le politiche monetarie per sostenere una crescita economica stabile e sostenibile nell’intera regione; la politica monetaria dovrebbe forse concentrarsi su misure che stimolano l’investimento anziché frenarlo.

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La discussione sulla politica monetaria e sulla recessione in Europa è ancora aperta e continua a sollevare domande sulle decisioni della BCE e sulle sfide economiche che l’Europa sta affrontando.
Non sembra esserci alcun nemico all’orizzonte che il custode europeo della fortezza monetaria debba combattere con lo strumento degli alti tassi che ha a disposizione; anzi questi si stanno trasformando in fuoco amico, i cui proiettili si stanno abbattendo con effetti dirompenti dentro il recinto delle economie nazionali e sui bilanci degli Stati, in particolare quelli storicamente più problematici. Che sia un effetto della solitudine del banchiere centrale in questa moderna Fortezza Bastiani che è l’Eurotower di Francoforte? Non sarebbe forse il caso di adottare un approccio più equilibrato e flessibile per affrontare le sfide attuali di crescita dell’Eurozona?

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