Social shopping: l’e-commerce del futuro?

Nel 2023 due miliardi di persone acquisteranno beni e servizi attraverso i social media. Si prevede un giro di affari complessivo di almeno mille miliardi di dollari. Cifre riportate in una ricerca effettuata da Deloitte Global che risultano ancor più significative se si considera che nel 2020 si attestava intorno ai 500 miliardi (+100% in tre anni).

Il boom del social commerce si è avuto nel periodo pandemico e l’accelerazione sembra proseguire. Alla base di questo successo diversi motivi, a partire dall’affermarsi della creator economy, con la nascita della figura dell’influencer, il cui ruolo è cresciuto di importanza negli ultimi anni.

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Social shopping: opportunità per le imprese

A farsi influenzare dai creator digitali sono soprattutto i Millennial e la Generazione Z. Il social commerce cresce e molto più rapidamente del tradizionale e-commerce. Con il social shopping tutta l’esperienza del consumatore, dall’ispirazione all’acquisto, avviene all’interno delle piattaforme social. Non si finisce su siti esterni, si compra e si torna a navigare nel proprio feed.

Anche in Italia la tendenza sembra delinearsi. Un adulto italiano su dieci, già nel 2021, tra chi aveva utilizzato il proprio smartphone per lo shopping online, dichiarava di utilizzare le app dei social media per acquisti. Per questo motivo i social media sono diventati luogo di grandi opportunità per brand e aziende. Anche perché a fine 2023 saranno 5 miliardi gli utenti di almeno un social media.

Dall'Europa due leggi per il social commerce

Dopo quasi due anni di lavori, il Parlamento Europeo ha approvato altrettanti leggi che hanno l’obiettivo di regolamentare il settore del social shopping. Sono entrate in vigore lo scorso novembre, la Legge sui mercati digitali (Digital Markets Act, DMA) e la Legge sui servizi digitali (Digital Services Act, DSA). La precedente direttiva sul commercio elettronico risaliva al 2000.

Un ambiente online più sicuro e aperto per i cittadini e le imprese dell’UE: equità, trasparenza, efficacia e responsabilità sono gli obiettivi delle norme.

I nuovi provvedimenti introducono la figura del gatekeeper , ossia delle imprese che hanno assunto una posizione dominante che permette loro di esercitare influenza sulla società, sull’economia e sui diritti fondamentali.

Il Dma definisce norme chiare per le piattaforme online di grandi dimensioni. Mira a garantire che nessuna piattaforma online di grandi dimensioni che si trova in una posizione di “gatekeeper” nei confronti di un gran numero di utenti abusi della propria posizione a scapito delle imprese che desiderano accedere a tali utenti. La Commissione Europea ha ora il potere di svolgere indagini di mercato e, all’occorrenza, di sanzionare comportamenti scorretti da parte dei gatekeeper. La normativa avrà applicazione effettiva a partire dal prossimo 2 maggio.

Il DSA mira invece alla protezione degli utenti da contenuti dannosi o illegali che ora avranno maggiori informazioni sul motivo  vengono loro proposti contenuti specifici e potranno scegliere se essere profilati oppure no. Viene vietata la pubblicità mirata per i minori, e non è consentito l’uso di dati sensibili. La normativa aiuta, almeno nelle intenzioni della Ue, anche ad affrontare il problema della disinformazione politica o sulla salute. Vengono, inoltre, introdotte regole per garantire che i prodotti venduti online siano sicuri e rispondano agli standard Ue. Le piattaforme online avranno tempo fino al 17 giugno per conformarsi.

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