GameStop vuole comprarsi eBay: la storia pazzesca dietro un’offerta da 56 miliardi

Allora, lascia che ti racconti una cosa che è successa in questi giorni e che ha fatto venire il mal di testa a metà Wall Street. Una piccola catena di negozi di videogiochi americana, sì, proprio quei posti dove negli anni Duemila andavi a comprare le cartucce usate, ha provato a comprarsi eBay. Hai letto bene: eBay, il marketplace dove probabilmente hai venduto vecchi vinili o comprato pezzi di ricambio per la tua bici. Sembra una barzelletta, eppure è successo davvero, e ti spiego come è andata perché la storia è troppo bella per non raccontarla.

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La bomba sganciata il 3 maggio

Il giorno è preciso: 3 maggio 2026. Ryan Cohen, il numero uno di GameStop, tira fuori dal cilindro un’offerta da 56 miliardi di dollari per acquistare eBay. Metà in contanti, metà in azioni della sua stessa società. Il prezzo offerto è di 125 dollari per azione, che fa un bel 20% in più del valore di mercato del titolo.

Detta così sembra un’offerta come tante altre. Solo che i numeri, quando li metti vicini, fanno un effetto strano. GameStop in borsa vale circa 12 miliardi di dollari. eBay ne vale 46. In pratica, una società sta cercando di mangiarsi qualcosa che pesa quattro volte tanto. È quella roba lì come quando si dice il pesce piccolo che si mangia il pesce grosso, solo che qui è come sardina che vuole mangiare un tonno.

Ma chi è questo Ryan Cohen, scusa?

Eh, è la domanda giusta. Perché tutta questa storia, senza Cohen, non sarebbe nemmeno cominciata.

È un canadese sulla quarantina, uno di quelli che hanno fatto i soldi giovani e bene. La sua prima impresa importante è stata Chewy, une-commerce di prodotti per cani e gatti che ha venduto qualche anno fa a PetSmart per più di tre miliardi di dollari. Lì ha imparato come si costruisce un’azienda digitale e si è portato a casa un patrimonio che gli ha aperto tutte le porte. Ma la fama vera, quella che ti fa diventare un personaggio anche fuori dal mondo della finanza, è arrivata nel 2021. Te lo ricordi il caso GameStop? Quello con Reddit, gli hedge fund che ci rimisero le mutande, il film con Paul Dano? Ecco, quella roba lì. Lui era dentro fino al collo. All’epoca GameStop era praticamente sull’orlo del fallimento: i videogiochi si scaricavano ormai online, i negozi si svuotavano, i grandi fondi speculativi scommettevano apertamente sul suo crollo vendendo azioni allo scoperto. Poi è successa una cosa che non si era mai vista prima: una community di Reddit, r/wallstreetbets, ha deciso di comprare il titolo in massa per fregare gli hedge fund. È una storia diventata leggenda: le azioni sono volate da 17 a oltre 500 dollari in poche settimane, fondi come Melvin Capital hanno perso miliardi, e i piccoli investitori hanno avuto il loro momento di gloria contro Wall Street.

Cohen in quel momento stava entrando nel consiglio di amministrazione di GameStop e ha deciso di cavalcare l’onda. Su X ha costruito tutta una sua mitologia fatta di meme, allusioni politiche, foto con dentro riferimenti che solo i suoi fan capivano. La community lo ha incoronato “Meme King”.

Nel 2023 ha buttato fuori il CEO precedente e si è preso la poltrona principale.

La teoria del nuovo gigante anti-Amazon

Ora, Cohen non è uno stupido, a prescindere da cosa pensiate del suo stile. Quando ha presentato l’offerta per eBay, una giustificazione strategica l’ha messa sul tavolo. L’idea, raccontata bene, suona così: prendi eBay con la sua piattaforma globale, il suo database di utenti, la sua infrastruttura tecnologica, e ci attacchi sopra i seicento negozi fisici di GameStop negli Stati Uniti (più altri tremila sparsi nel mondo). Cosa ottieni? Un nuovo colosso dell’e-commerce con tanto di rete fisica per consegne e ritiri, capace di dare fastidio anche ad Amazon. Detta così, bisogna ammetterlo, non è del tutto campata in aria. Solo che quando vai a vedere come sono fatte davvero queste due aziende, il quadro si complica parecchio. eBay è un marketplace puro: non tocca un singolo prodotto, mette in contatto chi vende con chi compra e si prende una commissione. GameStop fa l’esatto contrario: compra videogiochi all’ingrosso, li mette sugli scaffali, li rivende ai clienti. Sono due mondi diversi, con dinamiche, costi, problemi, mentalità completamente diverse. Metterli insieme non è come unire due pezzi di Lego che si incastrano: è più come provare a far funzionare insieme un ristorante e un’agenzia immobiliare perché tanto entrambi hanno a che fare con la gente. Tanti analisti l’hanno detto chiaramente: le vere sinergie qui non sono industriali, sono finanziarie. GameStop ha bisogno disperato dei flussi di cassa stabili di eBay per coprire il fatto che il suo business sta morendo lentamente. Detto in modo brutale: serve a Cohen per salvarsi, non al mondo per avere un e-commerce migliore.

E adesso arriva la domanda da un milione di dollari (anzi, da 56 miliardi)

Cioè: ma i soldi, dove li prende? Questa è la domanda che si sono fatti tutti, ed è esattamente la domanda che ha fatto saltare il banco. GameStop in cassa ha circa 9 miliardi di dollari. Tanti, eh, nessuno discute. Ma per arrivare a 56 ce ne mancano 47, che non sono noccioline. Cohen ha fatto sapere di aver coinvolto TD Bank, che si sarebbe impegnata per un prestito da 20 miliardi. Bene, ne mancano ancora 27. E qui le risposte sono diventate vaghe: si parlava di fondi sovrani mediorientali, di altri investitori che però non si sa chi siano, di possibili emissioni di nuove azioni.

Insomma, tutto e niente.

C’è stato un momento, in particolare, che spiega meglio di mille analisi quanto il piano fosse traballante. Cohen è stato intervistato dalla CNBC, e si è presentato in giacca di pelle nera e maglietta — più rockstar che CEO di una società quotata, diciamo. I giornalisti l’hanno incalzato sulla questione dei soldi, e lui ha cominciato a balbettare. Ripeteva che pagheranno in contanti e azioni, punto. Silenzi imbarazzanti, sguardi sfuggenti. Chiunque abbia visto quell’intervista — e te lo dice uno che si è preso la briga di guardarla — ha capito al volo che dietro alla mossa c’era più ambizione che pianificazione

Il mercato l'aveva fiutata subito

I segnali di scetticismo sono arrivati a raffica e da fonti che pesano. Le azioni di GameStop sono crollate di oltre il 10% nei giorni successivi all’annuncio: già questo, di solito, è il modo che ha la borsa di dirti “non ci credo nemmeno un po’”. Ma il colpo più duro è arrivato da uno che di previsioni si intende: Michael Burry. Se hai visto “The Big Short” sai chi è — quello con i sandali che aveva previsto il crollo dei mutui nel 2008. Bene, Burry aveva una quota in GameStop, e nel momento esatto in cui Cohen ha annunciato l’operazione lui l’ha venduta tutta. Ha detto chiaramente che secondo lui l’acquisizione avrebbe sommerso GameStop di debiti e diluito il valore per gli azionisti esistenti.

Quando uno come Burry esce dalla porta proprio nel giorno in cui tu annunci la tua mossa più ambiziosa, è come quando il tuo amico più sveglio ti dice “guarda, io a quella festa non ci vengo”: magari hai ragione tu, ma forse vale la pena fermarsi a pensare. Anche Moody’s, l’agenzia di rating, ha bocciato senza appello: l’operazione avrebbe portato il debito complessivo a 31 miliardi di dollari, contro i sette attuali di eBay. Un salto enorme.

E poi è arrivato il no

Dopo qualche giorno di analisi, il consiglio di amministrazione di eBay ha dato la sua risposta. Ed è stata una risposta secca, di quelle che chiudono il discorso.

L’offerta è stata definita “né credibile né attraente”. Il presidente di eBay, Paul Pressler, ha messo per iscritto tutti i motivi: il piano di finanziamento è troppo vago, il debito che si andrebbe a creare è insostenibile, i rischi operativi nell’unire due aziende così diverse sono enormi, la governance della nuova società sarebbe un punto interrogativo gigantesco. In sostanza, il board di eBay ha letto i numeri come li avevamo letti tutti e ha detto: grazie, ma no grazie. La narrazione del nuovo gigante anti-Amazon era affascinante, ma sapevano tutti che non avrebbe funzionato.

Cohen però non ha ancora detto l'ultima parola

Conoscendo il personaggio, sarebbe ingenuo pensare che si arrenda così. GameStop ha già in tasca circa il 5% delle azioni di eBay, l’aveva comprato in silenzio, mentre nessuno guardava, e Cohen ha più volte detto che se il board avesse rifiutato, lui sarebbe andato direttamente dagli azionisti. Questa cosa si chiama proxy fight, e in pratica funziona così: salti il consiglio di amministrazione, ti rivolgi ai proprietari delle azioni, gli racconti che il management attuale non sta facendo i loro interessi, e provi a farli votare per cambiare i vertici con persone disposte a venderti la società. È una strategia lunga, complicata, costosissima, e non sempre funziona. Però con uno come Cohen non puoi mai dire “ma figurati, non ci proverà mai”. Tutta la sua carriera è fatta di mosse che a un osservatore razionale sembravano follie, e che lui ha portato a casa proprio perché gli avversari le sottovalutavano.

Perché questa storia conta anche se non lavori in finanza

Te lo dico chiaro: questa vicenda è interessante anche se di Wall Street non te ne frega niente, e adesso ti spiego perché.

Il primo motivo è che dice molto su come sta eBay. Una società del suo calibro, che fattura miliardi e ha trent’anni di storia alle spalle, non viene presa di mira da uno quattro volte più piccolo se il mercato la percepisce in salute. È un segnale: i marketplace puri, quelli che vivono solo di commissioni senza toccare la merce, stanno facendo fatica. Da una parte li picchia Amazon con la sua logistica integrata, dall’altra arrivano i cinesi tipo Temu e Shein che giocano con prezzi impossibili. Stare in mezzo è scomodo, e si vede. Il secondo motivo è ancora più interessante, soprattutto se ti occupi di vendite online. La finanza dopo il 2021 ha cambiato regole, e non se ne torna indietro. Un’operazione del genere, vent’anni fa, sarebbe stata cestinata in mezz’ora con tante risate. Oggi se ne discute seriamente per settimane, perché un CEO con dietro un esercito di piccoli investitori fedeli e una valutazione gonfiata dal mito della meme stock può davvero permettersi di provarci. Che ci riesca o no, secondario. Il fatto che possa farlo, questo sì, è una notizia. E ci dice qualcosa di importante su come si fa capitalismo nel 2026. Poi magari Cohen si arrende, oppure trova davvero i soldi e ci riprova, o ne approfitta per fare uscire qualche dichiarazione sui social e tenere alto il prezzo del suo titolo. Lo scopriremo. Per ora, ci siamo divertiti. E lui, che lo ammetta o no, anche.

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